Madre seduta accanto al figlio mentre osservano il tramonto dalla finestra, in un momento di ascolto, vicinanza e sostegno.

Mio figlio ha crisi d’ansia o panico: cosa dire (e cosa NON dire) per non farlo sentire solo

June 26, 20261 min read

Quando un figlio va in crisi — il respiro accelera, lo sguardo si perde, il corpo trema — anche il genitore va in crisi. Non sempre fuori. Ma dentro, sì.

Molti genitori mi dicono: “Temo di sbagliare parola. Ho paura di peggiorare le cose.” E così, per protezione, finiscono a dire frasi come: “Calmati, non è niente...”, “Forza, respira, reagisci...”, “Stai esagerando, passa in un attimo...”

Intenzione buona, effetto opposto: chi vive panico non si calma, ma si sente incompreso e ancora più solo.

Nel Metodo ARCA, ai genitori non insegno a “gestire” l’attacco di panico del figlio. Insegno a stare, senza forzare.

Perché quando arriva il panico, la cosa più terapeutica non è dire qualcosa di giusto — è esserci, in modo chiaro e stabile.

Durante una crisi, più parole ci sono, più aumenta il rumore interno. Per questo, puoi provare questa unica frase semplice, che non spinge, ma contiene:

“Ti vedo. Ci resto con te. Possiamo aspettare insieme.”

Niente “calmati”, niente “respira”, niente “devi”. Solo una presenza che non corre via e non forza la ripresa immediata.

Per molti ragazzi, questa è la prima volta che sentono di non dover “rientrare subito in controllo” per valere.

Se queste parole ti risuonano e ti chiedi “Come possiamo affrontare tutto questo insieme, senza sentirci soli?”, il Metodo ARCA accompagna proprio genitori e figli nel dare senso a ciò che sta accadendo, uno step alla volta.

Per accedere al percorso: scrivi “ARCA” in privato. Ti risponderò personalmente per fissare il primo colloquio, in studio o online.

Dott.ssa Michela Silvestri

Dott.ssa Michela Silvestri

Aiuto adolescenti e giovani adulti a trasformare ansia, panico e blocchi emotivi in strumenti di crescita e comprensione di sé.

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